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lunedì, luglio 06, 2015

La dislessia cos'è?

È necessario fare chiarezza, e smetterla di mentire sulla pelle dei bambini. Alla luce delle attuali conoscenze bisogna ammettere che:

1. La dislessia viene definita un disturbo mentale e ha forse fondamenti genetici (in tutto o più probabilmente solo in parte; leggere ad esempio qui e soprattutto qui)

2. Esistono molteplici difficoltà di letto-scrittura che dipendono dalla cattiva didattica e/o dall'ambiente con il quale ha interagito il bambino fin dalla nascita.

3. Le tecniche di diagnosi attualmente utilizzate per identificare la dislessia sono nella pratica clinica sostanzialmente incapaci di distinguere con certezza le due situazioni di cui ai punti precedenti, e quindi rischiano seriamente di etichettano tutto come "dislessia" (si veda l'articolo di Cornoldi e Tressoldi del 2014).

Non mi sembra una bella situazione.

Certo gli insegnanti e le famiglie non possono utilizzare le diagnosi di dislessia per rinunziare al compito ed alla fatica educativa.

Tra l'altro qualunque bambino con una diagnosi di dislessia può trarre benefici enormi da un insegnamento della letto-scrittura più efficace.

L'attuale didattica deve essere cambiata e rinnovata per prevenire i problemi di letto-scrittura.

Dispensare è una sconfitta.

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articolo aggiornato il 4 ottobre 2016

4 commenti:

Michela Vandelli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Stefano Longagnani ha detto...

«Certo gli insegnanti e le famiglie NON POSSONO utilizzare le diagnosi di dislessia per rinunziare al compito ed alla fatica educativa.»

Stefano Longagnani ha detto...

Michela, ti ho detto è scritto mille e una volta che hai fatto sempre la cosa più giusta per i tuoi figli, grazie alla tua enorme forza di volontà, al tuo spirito battagliero, al tuo approccio di buon senso nell'utilizzare la 170 (che molti insegnanti e genitori non hanno, come tu stessa mi hai più e più volte confermato). Perché quando scrivo non riesco a farmi capire? Perché mi accusi sempre più spesso di scrivere cose che non penso e neppure scrivo? Io ho imparato molto confrontandomi con te. E te lo metto per iscritto pure pubblicamente. Ma mi metti a tappeto se non riesco a farmi capire, se devo schivare una frase sì e una no un'incomprensione...
(E mi stendi del tutto se mi accusi di chiudere porte, di colpevolizzare, e via inferendo in modo a me incomprensibile e, permettimi, illogico).

P.s. sul fatto che non sia scritto da nessuna parte che la dislessia possa essere solo il risultato di processi educativi sbagliati, ti sbagli di grosso (e mi meraviglia che tu possa scriverlo). Io non sposo nessuna teoria a priori, e nello scriverti che non lo so ti invito a non sposare in modo dogmatico la teoria della tara neurobiologica. Si tratta di una teoria, la più accreditata in Italia, con dietro personaggi importanti, case editrici, ordini professionali, ma non si tratta dell'unica teoria dibattuta. E le teorie scientifiche non si possono provare, ma solo falsificare. E di prove che forse questa teoria non spiega tutto, e nemmeno la maggior parte, ce ne sono ogni giorno di più. Ti invito a leggere The dyslexia debate, per farti un quadro equilibrato dello stato dell'arte. La verità non c'è l'ha nessuno in tasca.

Michela Vandelli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.