venerdì, maggio 15, 2015

Medicalizzare

È senso comune, e politicamente corretto, dirsi contrari alla medicalizzazione di ambiti dell'esperienza umana che nulla hanno a che fare con le malattie organiche, come le differenze individuali, le preferenze in ambito sessuale, gli eventi naturali della vita, come la perdita di persone care o la nascita di una nuova vita.

Assistiamo però a questo curioso fenomeno: le stesse persone contrarie alla medicalizzazione difendono contraddittoriamente (alcune in buona fede, altre viziate da profondi conflitti di interessi) istituti come la legge 170/2010, legge che ha aperto le porte della scuola a diagnosi per certificare disturbi mentali, quali vengono considerati dal DSM V o dall'ICD-10 le difficoltà di apprendimento (il titolo dell'ICD-10, ricordiamolo, è "Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati"; il DSM V si intitola "Manuale diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali").

Vediamo cosa dice il vocabolario: medicaliżżare v. tr. [dal fr. médicaliser, der. di médical «medicale»]. – Attribuire carattere medico, far rientrare nella sfera della medicina eventi e manifestazioni ritenuti d’altra natura.

Oggi un bambino con difficoltà di apprendimento (che va male a scuola, si diceva una volta) ha ormai poche alternative. Ad un certo punto del suo percorso scolastico qualcuno, un insegnante o un adulto di riferimento, consiglierà alla famiglia di rivolgersi fuori della scuola, in ambito medico psichiatrico.

Cioè, il bimbo va male a scuola... Quindi vado dal dottore....

Questa prassi vi sembra ovvia? Chiedere a un medico di occuparsi di apprendimento? A me no, visto che non stiamo parlando di bambini con dei deficit organici, reduci da un'ischemia, un'operazione al cervello, o un qualche tipo di trauma cranico.

Si sta parlando di bambini normali, con normali capacità cognitive, ai quali dal momento dell'ingresso in questo girone infernale si applicheranno "logiche" completamente irragionevoli che tenteranno di imporre agli insegnanti, spesso riuscendoci, metodologie didattiche mai testate dalla comunità scientifica, come le misure dispensative e gli strumenti compensativi, ostacolando altri approcci didattici e spesso compromettendo l'apprendimento proprio nella fase della vita in cui il cervello è maggiormente plastico e orientato all'apprendimento.

La diagnosi di DSA, la medicalizzazione delle difficoltà scolastiche, sembra però accontentare tutti:
- in primis accontenta il business della certificazione, che arriva a costare centinaia di euro in alcuni studi privati accreditati,
- accontenta il business degli strumenti compensativi, sempre più tecnologici e costosi,
- accontenta il business della riabilitazione e del supporto scolastico a pagamento,
- accontenta i genitori giustamente in ansia per i propri figli, che deresponsabilizzati dell'etichettatura del figlio come bambino con DSA, tirano un sospiro di sollievo;
- accontenta i genitori distratti, che possono cosi occuparsi dei suoi bisogni educativi fornendo cose (computer, tablet, audiolibri) invece che tempo e attenzione,
- accontenta i genitori combattivi, alle prese con insegnanti dai quali giustamente a volte occorre difendersi, fornendo strumenti di difesa e di offesa verso docenti più o meno capaci,
- e soprattutto, non dimentichiamolo, accontenta i docenti peggiori, ai quali con la legge sui DSA è stato fornito un alibi inattaccabile per giustificate la loro impreparazione didattica e i loro fallimenti professionali.

Gli unico che non accontenta sono i bambini, che vivono sulla loro pelle l'essere trattati come diversi, disturbati, malati.

lunedì, maggio 11, 2015

Conferenza di Frèderic Rava

«Il prossimo 12 maggio si terrà a Modena una importante conferenza con un pedagogista francese che ci spiegherà il  perché della sua affermazione: “In pedagogia della Gestione Mentale la dislessia non esiste”. Si badi, la dislessia, non le difficoltà di apprendimento della lettura, che invece di essere "compensate" e "dispensate" devono essere gestite e affrontate.

Infatti nelle difficoltà di lettura, scrittura e calcolo, affrontate con la Pedagogia della Gestione Mentale (del filosofo-pedagogo A. de La Garanderie) ciò che per l’approccio psicologico sarebbe un disturbo, per la Pedagogia Gestione Mentale è un profilo pedagogico personale di apprendimento. Un profilo pedagogico comprensibile solo alla luce del processo di insegnamento-apprendimento che ha caratterizzato la biografia educativa del soggetto che apprende, e quindi le abitudini evocative utilizzate fin dai primi anni di vita. In quest’ottica la difficoltà di lettura è dunque affrontabile con un "progetto di senso" capace di far emergere le "abitudini evocative" da comprendere, rispettare, valorizzare e potenziare per arrivare ad una fluente lettura e scrittura.

La pedagogia della gestione mentale non è più l’unica voce, ora anche altre voci si levano sempre più forti contro quello che appare sempre più un business internazionale, dell’industria mondiale della medicalizzazione.

Tra le importanti critiche alla logica del disturbo presenteremo anche quella di due importanti professori  delle università di Duhram e Yale contenuta nel libro "The Dyslexia Debate", dove si afferma che il termine dislessia va abbandonato perché  portatore della logica iatrogena della dispensa, che impedisce ai bambini  di recuperare le difficoltà di lettura e scrittura.

Di tutto questo parleremo e dibatteremo il 12 Maggio al MeMo di Modena.»

Ermanno Tarracchini

domenica, maggio 10, 2015

Non sequitur...

Mi ha scritto Xyz, una mamma di bambini con diagnosi di DSA. Questo lo scambio che abbiamo avuto.

Cara Xyz, mi hai scritto:

«Non credo che il corsivo [sia] cosi determinante nelle " cause" dei DSA , come la manualità , non lo metto in dubbio che si possa far rifiorire un Dsa e delle volte basta meno di quello che si pensa , ma negarne l'esistenza é come dire che é un problema che non esiste e presuppone che la scuola sia pronta per gestirlo senza diagnosi.....ma dove?»

(grassetto aggiunto da me)

Io so Xyz che sei una mamma forte e determinata, che si spende gratuitamente per gli altri. Abbiamo tanto discusso, per iscritto e di persona, e su molte cose siamo d'accordo. Per esempio siamo d'accordo che:

1) le difficoltà scolastiche, quale che sia l'origine, la scuola le dovrebbe gestire molto diversamente e meglio di come fa ora (classi più piccole, formazione dei docenti, didattica inclusiva, ecc.),
2) i docenti a volte sono pericolosi per i nostri figli (lavativi, frustrati, sadici, ecc.),
3) i genitori a volte sono pericolosi per i propri figli (iperprotettivi, immaturi, infelici, ecc.),

Poi abbiamo forti divergenze su questioni opinabili: io per esempio do un giudizio fortemente critico sulla legge 170 del 2010, che mi sembra, dal mio punto di vista di insegnante, amplifichi il disastro in atto invece di aiutare a contenerlo.

Vorrei però soffermarmi sui  due punti cruciali del tuo messaggio:

1) il corsivo non è poi così importante,
2) i DSA non è vero che non sono di origine organica e/o genetica.

Come scrivo da tempo, ho una "opinione" articolata sia sull'uso del corsivo in fase di apprendimento, sia sull'origine organica e/o genetica dei cosiddetti DSA. Queste mie convinzioni non sono "opinioni" personali immodificabili, ma derivano dai numerosi articoli scientifici che ho letto e, in quanto si tratta di scienza e non di opinioni, sono dispostissimo a cambiare idea.

Per il corsivo ad esempio è sufficiente che chiunque mi faccia leggere un solo articolo scientifico (con dei numeri e della statistica, non con delle ipotesi) che dimostri che due gruppi di bambini ai quali è stato insegnato il corsivo da una parte e lo stampatello maiuscolo dall'altra, hanno poi prestazioni scolastiche equivalenti (o difformi in modo non statisticamente significativo, per essere esatti). Ho invece trovato numerosi recenti articoli scientifici che dove al contrario sono descritte prestazioni maggiori per i bambini ai quali viene insegnato solo il corsivo (in particolare uno studio canadese su oltre 700 bambini). Uno studio del genere in Italia sarebbe auspicabile.

Sulle cause delle difficoltà di apprendimento è pure meno importante chi abbia ragione. Se, come portano a pensare le recenti indagini delle neuroscienze, il problema non dipende da aspetti fisiologici o genetici, la cosa migliore sarebbe abbandonare il termine "disturbo" e la medicalizzazione conseguente, concentrando ogni sforzo sul miglioramento della didattica. Se invece venisse confermata una predisposizione genetica, una familiarità che predisponesse all'insorgenza delle difficoltà di apprendimento, la cosa migliore sarebbe pure abbandonate la medicalizzazione sulla base dello stesso buon senso che fa scrivere ai ricercatori che sostengono l'ipotesi genetica che "in particolari condizioni didattiche la difficoltà non si manifesta". Tutti gli sforzi anche in questo caso andrebbero concentrati sul miglioramento della didattica, diffondendo le buone pratiche come Montessori e De La Garanderie.  Su questo so che siamo d'accordo.

Ma la cosa che mi lascia di stucco, cara Xyz, è l'illogicità apparente del tuo ragionamento: mi scrivi, parafrasando il tuo messaggio, che negare che i DSA siano disturbi (cioè "tare" mentali), significa negare conseguentemente che questi bambini abbiamo delle difficoltà. Questo è un non sequitur clamoroso.

E non deriva dal fatto che ci siamo espressi male, né tu né io. Ne sono certo perché è una costante, è una obiezione che mi è già stata fatta, magari dopo aver appena detto che le difficoltà vanno gestite e trattate per non aggravare la situazione.... Ma l'interlocutore non sta ascoltando, altrimenti non sarebbero possibili repliche così illogiche!

Deve esserci qualcos'altro...

La mia ipotesi è che appena viene prospettata l'idea che i DSA non siano di origine organica e/o genetica, l'interlocutore smetta di ascoltare con la ragione e vengano attivati forti meccanismi emozionali. La rabbia (di cui tu spesso mi hai parlato), la frustrazione, l'allarme, prendono il sopravvento.

Mi sembra che anche solo ipotizzare che i DSA non siano una malattia produca:

1) una minaccia all'identità (se il DSA non esiste, un pezzo della mia identità o di quella di mio figlio viene messo in dubbio,
2) ansia per la possibile perdita dell'unico aiuto relativo alle difficoltà scolastiche che mi è stato offerto da una scuola impreparata (se i DSA non esistono non ho diritto ad essere aiutato io come genitore o come affetto da DSA - e tutto ricade sulle mie spalle. Devo fare da solo, mio figlio deve fare da solo.)

Riflettici Xyz. E fammi sapere che ne pensi.

Con cordialità,
Stefano Longagnani

venerdì, aprile 17, 2015

Risposta ad Adriana Querzè

Gent.ma Adriana Querzè,
la ringrazio del suo lungo commento al mio post su Facebook. La sua autorevolezza in materia e il suo curriculum professionale (insegnante poi dirigente scolastico) e politico (ex assessore all'istruzione del comune di Modena) mi spinge mio malgrado ad addentrarmi in un campo che non è il mio. Io sono solo un ingegnere, amante della tecnologia fin dall'adolescenza, che ha deciso nel 2002 di fare con passione l'insegnante di informatica e di matematica. Non ho competenze specifiche in materia se non il saper leggere l'inglese nel quale sono scritti la maggior parte degli articoli scientifici che ho posto all'attenzione dei miei "amici" su Facebook con il mio post.

Mi sono addentrato nell'argomento (apprendimento della letto-scrittura e difficoltà specifiche collegate) solo dallo scorso anno, da quando cioè mio figlio Leo ha iniziato a frequentare la prima classe elementare. Lo ha fatto con profitto, senza problemi di sorta nell'apprendimento, ma da subito mi sono reso conto di quanto fosse cambiato l'insegnamento della letto-scrittura dai "miei tempi".

A scuola dove insegno anno dopo anno aumentano gli studenti con problemi specifici di apprendimento della lettura e della scrittura (dislessia e disgrafia), e i colleghi con più esperienza d'insegnamento fin dal 2002 mi hanno messo in guardia dai cambiamenti avvenuti nella popolazione scolastica negli ultimi decenni. Si trattava certo solo di "impressioni", e come tali le ho considerate appunto fino a quando, spinto dalla curiosità, non ho approfondito andando alla ricerca dello stato dell'arte in campo scientifico.

Cercando su internet, mesi fa, ho trovato per prima cosa una dettagliata esposizione di quanto da lei brevemente esposto. Si trattava di uno psichiatra che sulla base del buon senso, della logica e del ragionamento, come ha fatto lei nel suo commento, consigliava di partire in prima elementare con l'insegnamento dello stampato maiuscolo, e poi di proseguire, se il bambino era disponibile, con il corsivo; questo avrebbe facilitato l'apprendimento della letto-scrittura, proprio per il più facile collegamento tra fonema e grafema, visivamente staccato nel caso dello stampatello maiucolo. Data la mia formazione da ingegnere, amante dei numeri e dei fatti, ho subito notato che non veniva riportato nessun dato o studio a supporto. E così sono andato a cercare se ci fossero studi scientifici a supporto o detrimento del suddetto elegante ragionamento.

Li ho trovati, e invito a leggerli, a studiarli, perché l'argomento, come giustamente mi conferma, non è affatto semplice.

In primo luogo le ricerche più recenti dei neuroscienziati hanno evidenziato in modo inequivocabile che le abilità fino-motorie (le abilità della mano con il pollice opponibile che ci rendono tando diversi dagli altri animali) sono importantissime per l'apprendimento in generale (l'articolo divulgativo del Wall Street Journal How Handwriting Trains the Brain cita appunti queste ricerche delle neuroscienze, pubblicate da un team dell'Indiana University nel 2010 e da Virginia Berninger, prof.ssa di psicologia dell'educatione all'Università di Washington). Altri articoli che ho trovato in rete riportano addirittura forti correlazioni tra le abilità fino-motorie nell'infanzia e le performance scolatiche nella scuola superiore. E diversi altri studi che ho citato collegano la scrittura manuale con l'apprendimento della lettura, per via dell'apprendimento cinestesico e dell'esperienza motoria e tattile che rinforza il collegamento tra grafema e fonema.

Su questo punto siamo pienamente d'accordo, penso, anche se nel suo commento lei non spiega con cosa sostituire l'allenamento che il corsivo procura alle abilità fino-motorie durante tutto l'arco della scuola dell'obbligo.

Ma non è questo il punto. Io stesso ho passato gran parte delle elementari a fare lavori manuali, come usare le forbici, incollare, piegare, utilizzare il seghetto da traforo, incidere il linoleum per preparare disegni da stampare con la pressa, battere basette di rame per creare bassorilievi, modellare la creta, la cartapesta, la plastilina, fare nodi con la corda, dipingere fogli, tele e piastrelle, ecc. Ho constato, seguendo le attività di mio figlio e di diversi suoi amichetti, che solo poche scuole primarie continuano a proporre tali attività in quantità utile per allenare e sviluppare davvero le abilità fino-motorie, e questo, visto le scoperte dei neuroscienziati, è sicuramente un male (mio figlio ha passato la prima classe elementare senza mai tracciare una sola linea orizzontale... solo schede da incollare, compilare, colorare...).

Dopo aver scoperto quanto sopra ho continuato la mia ricerca, focalizzandomi sullo stile di scrittura, avendo notato personalmente, come molti miei colleghi insegnanti delle superiori potranno confermarle, che gli studenti con i voti più alti erano spesso, non sempre certo, tra coloro che scrivevano e prendevano appunti in corsivo.

Si tratta solo di una osservazione estemporanea, non di un dato scientifico, e come tale la devo riportare.

Durante la mia ricerca mi sono però imbattuto in un paio di articoli abbastanza netti, che a loro volta citano parecchi altri studi scientifici (che non ho letto) che però supportano fortemente le loro conclusioni. Il primo di questi è uno studio canadese su oltre 700 bambini di seconda classe divisi in tre gruppi: un primo gruppo al quale è stato insegnato solo lo stampatello, un secondo gruppo al quale è stato insegnato prima lo stampatello poi il corsivo (come è stato fatto con mio figlio e come i miei studenti confermano esser stato fatto con loro), un terzo gruppo al quale è stato insegnato solo il corsivo (come è stato fatto con me e generalemente con le persone della mia generazione). Inutile riportare le conclusioni, che immaginerà. L'utilizzo del corsivo esce rafforzato nei risultati di questi bambini in diversi indicatori.

Il secondo articolo è uno studio comparato della letteratura sull'argomento (corsivo vs stampatello), intitolato significativamente Teaching Cursive Handwriting First Leads to Fluency in Reading and Writing, scritto da Elizabeth Seton, della Loyola University Maryland, Advanced Studies in Education. L'importanza di questo articolo è per me nelle citazioni di altri articoli (che spesso non posso leggere perché a pagamento). In modo prudente e serio, supportando i propri argomenti con articoli scientifici di neuroscienziati o studi sulle performance su diversi indicatori del processo di letto-scrittura, l'autrice spiega le particolarità del corsivo, la sua unicità rispetto allo stampatello, e come le sue caratteristiche lo rendano più efficace didatticamente nel processo di appredimento della letto-scrittura, come provano diverse ricerche recenti di vario orientamento.

Tra le altre cose l'articolo spiega che "una recente meta-analisi su oltre 1000 bambini con problemi di dislessia e disgrafia, illustra e chiarisce l'effettivo ruolo delle istruzioni multisensoriali naturalmente presenti nella scrittura in corsivo (Montgomery, 2012)." Questo mi fa capire il perché diversi centri di riabilitazione per la dislessia utilizzino con successo il corsivo (si veda qui), e perché le scuole inglesi e americane stiano ritornando in massa al corsivo, per esempio utilizzando un script legato (si veda ad esempio qui).Come pure mi fa capire perché, in tutte le lingue e in tutti gli alfabeti, il corsivo l'abbia fatta per secoli da padrone.

Non bisogna poi dimenticare (ma questo non c'entra con il corsivo se non lateralmente) che la scientificità del concetto di dislessia in quanto "disturbo" di origine organica è stato messo in dubbio autorevolmente da più parti, per esempio dal libro pubblicato dalla Cambridge University Press "The Dyslexia Debate".

Infine, non ho trovato, pur cercandolo da mesi, un solo articolo scientificamente fondato (con dei numeri, insomma) che sancisca la parità tra corsivo e stampatello (o la superiorità dello stampatello). In rete ho trovato solo "buon senso" da parte di autorevoli personaggi in evidente conflitto di interesse, come questo, che tutta la recente letturatura, anche solo quella sulle abilità fino-motorie e sulla scrittura manuale confrontata con la digitazione a computer, contraddice.

giovedì, aprile 16, 2015

Ritorno al... corsivo!

In USA, Gran Bretagna e Canada torna il corsivo dopo molti decenni di stampatello. E torna sulla base del fatto che le ricerche scientifiche più recenti mostrano ad esempio come per affrontare efficacemente la dislessia il corsivo sia parecchio utile.
Per esempio il corsivo serve:
- ad evitare le inversioni delle lettere mentre si scrive,
- a leggere senza scambiare p d b q,
- a memorizzare nella memoria muscolare il collegamento grafema-fonema (la memoria muscolare del grafema, insieme al riconoscimento visivo della forma del grafema, è invariante dal punto di vista culturale ed è un meccanismo di base e universale della lettura, come dimostra la ricerca citata qui di seguito),
- a spaziare correttamente parole e lettere,
- a stimolare la motricità fine, importantissima per l'apprendimento,
- a scrivere più velocemente catturando il proprio pensiero senza perdita di leggibilità,
- a collegare tra loro in modo multisensoriale scrittura, ortografia e lettura (anche perché i programmi di trattamento della dislessia che si focalizzano sulla lettura funziona peggio, dati alla mano, di quelli centrati sulla scrittura),
- a sviluppare uno stile personale che gratifica il bambino.
All'Università di Middlesex, in Essex, scrivono che il loro attuale problema sono le maestre, che fanno resistenza al cambiamento dopo decenni di stampatello (qui da noi si direbbe: «A sé seimper fat acsè!»)
Qui un denso articolo da parte della Middlesex University, London and Learning Difficulties Research Project, in  Essex (in PDF): The Contribution of Handwriting and Spelling Remediation to Overcoming Dyslexia
I seguenti articoli possono servire per approfondire:
- articolo della Dott.ssa  Sharon Dubble, direttrice della Elizabeth Seton Loyola University nel Maryland, Advanced Studies in Education; l'articolo si intitola Teaching Cursive Handwriting First Leads to Fluency in Reading and Writing. Qui il PDF.
articolo scientifico canadese su oltre 700 bambini, divisi in tre gruppi. Un gruppo al quale hanno insegnato a scrivere solo in stampatello, uno al quale hanno insegnato a scrivere solo in corsivo, il terzo al quale (come spesso accade in Italia) hanno insegnato a scrivere prima in stampatello poi in corsivo. I risultati peggiori li ottiene il gruppo "stampato poi corsivo". I migliori il gruppo "solo corsivo". Per approfondire leggere direttamente l'articolo qui: "The Effects of Manuscript, Cursive or Manuscript/Cursive Styles on Writing Development in Grade 2"
- articolo canadese del dicembre 2012 sulla scelta tra corsivo e stampatello (rassegna della letteratura scientifica sull'argomento); disponibile solo l'abstract; l'acquisto costa 30 euro; la rivista è di ambito Occupational therapy: Which to Choose: Manuscript or Cursive Handwriting? A Review of the Literature
- video esercizi per potenziare la motricità fine, dal sito www.puntografologia.it
- articolo sull'invarianza dei meccanismi cerebrali di lettura al variare della cultura. Analizzato il cinese (ideogrammi) e il francese (corsivo). Si intitola Universal brain systems for recognizing word shapes and handwriting gestures during reading
- insegnamento della scrittura a mano negli USA; articolo di Wikipedia in inglese che illustra la storia dell'insegnamento del corsivo negli Stati Uniti. Nel paragrafo "Current events" viene brevemente raccontata la reintroduzione del corsivo nelle scuole statunitensi.
E noi in Italia che facciamo? Aspettiamo che le maestre che insegnavano il corsivo dal primo giorno di scuola siano tutte in pensione, o facciamo qualcosa prima?

venerdì, aprile 03, 2015

"La mano organo dell'intelligenza"

Da “Il Segreto dell’Infanzia” di M. Montessori: “... La mano è quell’organo fine e complicato nella sua struttura, che permette all’intelligenza non solo di manifestarsi, ma di entrare in rapporti speciali con l’ambiente: l’uomo prende possesso dell’ambiente con la sua mano e lo trasforma sulla guida dell’intelligenza, compiendo così la sua missione nel gran quadro dell’universo”.

Da “La Scoperta del Bambino” di M. Montessori: “La mano è lo strumento espressivo dell’umana intelligenza: essa è l’organo della mente... La mano è il mezzo che ha reso possibile all’umana intelligenza di esprimersi ed alla civiltà di proseguire nella sua opera.
Nella prima infanzia la mano aiuta lo sviluppo dell’intelligenza e nell’uomo maturo essa è lo strumento che ne controlla il destino sulla terra”.

venerdì, marzo 27, 2015

Elenco di articoli sul corsivo

Questo elenco di articoli è per colpa mia un guazzabuglio poco ordinato. Sono presenti sia articoli divulgativi di testate giornalistiche, che pur citando le ricerche scientifiche rilevanti sull'argomento traggono conclusioni a volte imprecise, e sono presenti articoli scientifici su argomenti collegati ma da non confondere tra loro. Ad esempio sono presenti articoli scientifici che trattano della superiorità del corsivo sullo stampatello maiuscolo nel processo di apprendimento della letto-scrittura, e sono presenti articoli scientifici che trattano dell'esigenza di insegnare in ogni caso la scrittura manuale per l'importanza che le abilità fino-motorie hanno per l'apprendimento in generale. Nella breve recensione che accompagna il link ho riportato quello che per me era rilevante, ma una lettura completa degli articoli, specialmente di quelli scientifici, è necessaria per farsi un'idea precisa dello stato dell'arte in campo scientifico sull'argomento.
  •  - recente articolo sullo studio condotto dal pedagogista Benedetto Vertecchi in due scuole primarie di Roma. I risultati dello studio «nulla dies sine linea» mostrano un miglioramento continuo dei bambini, semplicemente facendoli scrivere poche righe in corsivo ogni giorno.
  • - articolo su la stampa.it: "La bella scrittura ti fa intelligente". Il titolo dell'articolo è fuorviante: non è la bella scrittura l'oggetto dell'articolo, ma la scrittura in corsivo.
  • - articolo su Repubblica.it: "La rivincita della penna: chi la usa ha più memoria". Di nuovo un titolo fuorviante. Si parla del corsivo, non dello scrivere a mano (per esempio dell'inefficiente stampatello maiuscolo).
  • - articolo sul ilsole24ore.it: "Corsivo o non corsivo". Panoramica del dibattito in corso.
  • - articolo sul Wall Street Journal: How handwriting trains the brain
  • - articolo sul blog del Dott. Sortino: Intelligence And The Lost Art Of Cursive Writing
  • - articolo scientifico sulla forte correlazione tra capacità di manipolare oggetti e scrittura: Factors That Relate to Good and Poor Handwriting
  • - articolo scientifico del febbraio 2013 sulla conseguenze nella scuola superiore delle abilità fino-motorie apprese nell'infanzia: Associations Between Low-Income Children's Fine Motor Skills in Preschool and Academic Performance in Second Grade
  • - articolo scientifico del marzo 2014 che passa in rassegna lo stato della ricerca scientifica sull'insegnamento della letto-scrittura, e sull'ormai certo collegamento tra successo scolastico e scrittura manuale appresa nei primi anni di scuola: Handwriting in early childhood education: Current research and future implications 
  • - ritorna il vero corsivo in Inghilterra: qui la pagina della scuola primaria di Sandridge, St Albans, Hertfordshire, poco a nord di Londra, che spiega perché hanno introdotto il "vero" corsivo legato, al posto del tradizionale script. Qui il PDF con le indicazioni operative del Berol Cursive Handwriting Scheme.
  • - esaustivo articolo scientifico sulle differenze tra scrittura manuale e digitale: Alfabetizzazione digitale: riflessioni sulla percezione tattile durante la scrittura (file PDF in inglese di una ricerca franco-norvegese). Punto fondamentale a pagina 397: "Alla luce di questa prospettiva [le recenti scoperte delle neuroscienze sulla percezione tattile e motoria e sull'apprendimento NdT], il disaccoppiare l'input motorio e tattile con l'output visuale, disaccopiamento forzato dall'utilizzo della tastiera dei pc come strumento di scrittura, è quindi decisamente imprudente." Il termine utilizzato in inglese nel testo originale è "seriously ill-advised", che si può tradurre anche come "seriamente sconsiderato".
  • - articolo scientifico che conferma l'accoppiamento tra percezione senso-motoria ed apprendimento delle lettere: The role of sensorimotor learning in the perception of letter-like forms: Tracking the causes of neural specialization for letters
  • - tesi di master presso l'Università di Leiden, in Olanda (PDF in inglese), esaustiva sull'importanza, alla luce delle recenti ricerche sia di neurologia che relative al successo scolastico, dell'insegnamento della scrittura a mano rispetto alla scrittura con la tastiera: Cursive over typeface: the importance of teaching handwriting instead of typing
  • - articolo recente, del 2014, che passa in rassegna le diverse ricerche su chi prende appunti a mano versus chi USA una tastiera. Risultati inequivocabili: chi prende appunti a mano  riprocessa le informazioni, quindi le ricorda e le capisce meglio: The Pen is mightier than the keyboard - advantage of longhand over laptop note taking (PDF).
  • - standard delle scuole USA per l'alfabetizzazione per il 21esimo secolo: The NEW proposed PreK–8 Written-Language Production Standards; il documento è pieno di riferimenti ai recentissimi articoli scientifici in campo neurologico che collegano la scrittura a Mano in corsivo con l'apprendimento della lettura. Qui il relativo video sull'importanza della scrittura manuale.
  • - articolo scientifico sulla rivista "Trend in neuroscience and education" sugli effetti positivi della scrittura manuale nell'appredimento della lettura: The effect of handwriting experience on functional brain development in pre-literate children
  • - articolo su PBSNews doe si racconta di come il corsivo posa essere efficacemente utilizzato in bambini dislessici per aiutare l'apprendimento: «But for those with dyslexia, cursive handwriting can be an integral part of becoming a more successful student.»
  • - articolo in PDF dell'agosto 2014, che passa in rassegna le passate e recenti ricerche scientifiche sul corsivo, comprese quelle relative a dislessia e disgrafia. Le conclusioni sono nette. Ad esempio: "Cursive handwriting is part of the treatment for dyslexia and dysgraphia because it eliminates letter reversals (Montgomery, 2012)". L'articolo è intitolato: "Teaching Cursive Handwriting First Leads to Fluency in Reading and Writing", Elizabeth Seton, Loyola University Maryland, Advanced Studies in Education. Qui il PDF.
  • - articolo scientifico canadese su oltre 700 bambini, divisi in tre gruppi. Un gruppo al quale hanno insegnato a scrivere solo in stampato maiuscolo, uno al quale hanno insegnato a scrivere solo in corsivo, il terzo al quale (come spesso accade in Italia) hanno insegnato a scrivere prima in stampato poi in corsivo. I risultati peggiori li ottiene il gruppo "stampato poi corsivo". I migliori il gruppo "solo corsivo". Per approfondire leggere direttamente l'articolo qui: "The Effects of Manuscript, Cursive or Manuscript/Cursive Styles on Writing Development in Grade 2"
  • - articolo di news sul sito dell'Indiana University che riporta i risultati degli studi della ricercatrice in neuroscienze Karin Harman James: chi prende appunti in corsivo li ricorda meglio (è un risultato preliminare da approfondire). Qui la news che parla anche degli incontri a livello politico per le conseguenze sui curricola delle scuole primarie. http://newsinfo.iu.edu/news-archive/20977.html
  • - Il gruppo di ricerca dell'Indiana University, di cui fa parte la ricercatrice di cui sopra, elenca le sue pubblicazioni qui: http://www.indiana.edu/~canlab/publications.html
  • - Interessante il loro contributo all'edizione 2015 dell'Handbook of writing research, dove si passano in rassegna le ricerche più recenti. Si parla anche di ricerche su neonati che mostrerebbero tramite esami con EEG e ERP differenze nella percezione dei suoni relativi alla lingua tra neonati non a rischio e a rischio di dislessia (per familiarità). Anche altre ricerche su bambini molto piccoli effettuate con ERP e fMRI mostrano un precoce sviluppo delle strutture cerebrali che verranno più tardi nello sviluppo impiegate nell'apprendimento della letto scrittura. Questo suggerisce (considerazione personale) l'importanza di appropriati stimoli nei bambini molto piccoli, come ad esempio nel caso del metodo Montessori, spesso accusato ingiustamente di "precocismo", e probabilmente spiegano perché in determinate situazioni didattiche i cosiddetti DSA non si manifestano. Il  contributo è scaricabile da qui: http://www.indiana.edu/~canlab/assets/james-berninger-final-w-fig-(1).pdf
  • A pagina 10 del contributo di cui sopra c'è una chiara spiegazione di come in bambini di 4 o 5 anni la corteccia motoria si attiva in fase di apprendimento della lettura di lettere (e non di altri simboli grafici, come forme e numeri). Dal mio modesto punto di vista è una prova parecchio forte dell'importanza della scrittura manuale e dell'insegnare inizialmente un solo set di caratteri, meglio il corsivo, per la maggiore naturalezza dei movimenti e per i benefici che trae il bambino dalla memorizzazione motoria dell'ortografia di particolari gruppi consonantici (per certificare questa ragionevole ipotesi bisognerebbe effettuare studi con la lingua italiana).

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Questo elenco di articoli è per colpa mia un guazzabuglio poco ordinato. Sono presenti sia articoli divulgativi di testate giornalistiche...