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Elenco di articoli sul corsivo

Questo elenco di articoli è per colpa mia un guazzabuglio poco ordinato. Sono presenti sia articoli divulgativi di testate giornalistiche,...

domenica, maggio 10, 2015

Non sequitur...

Mi ha scritto Xyz, una mamma di bambini con diagnosi di DSA. Questo lo scambio che abbiamo avuto.

Cara Xyz, mi hai scritto:

«Non credo che il corsivo [sia] cosi determinante nelle " cause" dei DSA , come la manualità , non lo metto in dubbio che si possa far rifiorire un Dsa e delle volte basta meno di quello che si pensa , ma negarne l'esistenza é come dire che é un problema che non esiste e presuppone che la scuola sia pronta per gestirlo senza diagnosi.....ma dove?»

(grassetto aggiunto da me)

Io so Xyz che sei una mamma forte e determinata, che si spende gratuitamente per gli altri. Abbiamo tanto discusso, per iscritto e di persona, e su molte cose siamo d'accordo. Per esempio siamo d'accordo che:

1) le difficoltà scolastiche, quale che sia l'origine, la scuola le dovrebbe gestire molto diversamente e meglio di come fa ora (classi più piccole, formazione dei docenti, didattica inclusiva, ecc.),
2) i docenti a volte sono pericolosi per i nostri figli (lavativi, frustrati, sadici, ecc.),
3) i genitori a volte sono pericolosi per i propri figli (iperprotettivi, immaturi, infelici, ecc.),

Poi abbiamo forti divergenze su questioni opinabili: io per esempio do un giudizio fortemente critico sulla legge 170 del 2010, che mi sembra, dal mio punto di vista di insegnante, amplifichi il disastro in atto invece di aiutare a contenerlo.

Vorrei però soffermarmi sui  due punti cruciali del tuo messaggio:

1) il corsivo non è poi così importante,
2) i DSA non è vero che non sono di origine organica e/o genetica.

Come scrivo da tempo, ho una "opinione" articolata sia sull'uso del corsivo in fase di apprendimento, sia sull'origine organica e/o genetica dei cosiddetti DSA. Queste mie convinzioni non sono "opinioni" personali immodificabili, ma derivano dai numerosi articoli scientifici che ho letto e, in quanto si tratta di scienza e non di opinioni, sono dispostissimo a cambiare idea.

Per il corsivo ad esempio è sufficiente che chiunque mi faccia leggere un solo articolo scientifico (con dei numeri e della statistica, non con delle ipotesi) che dimostri che due gruppi di bambini ai quali è stato insegnato il corsivo da una parte e lo stampatello maiuscolo dall'altra, hanno poi prestazioni scolastiche equivalenti (o difformi in modo non statisticamente significativo, per essere esatti). Ho invece trovato numerosi recenti articoli scientifici che dove al contrario sono descritte prestazioni maggiori per i bambini ai quali viene insegnato solo il corsivo (in particolare uno studio canadese su oltre 700 bambini). Uno studio del genere in Italia sarebbe auspicabile.

Sulle cause delle difficoltà di apprendimento è pure meno importante chi abbia ragione. Se, come portano a pensare le recenti indagini delle neuroscienze, il problema non dipende da aspetti fisiologici o genetici, la cosa migliore sarebbe abbandonare il termine "disturbo" e la medicalizzazione conseguente, concentrando ogni sforzo sul miglioramento della didattica. Se invece venisse confermata una predisposizione genetica, una familiarità che predisponesse all'insorgenza delle difficoltà di apprendimento, la cosa migliore sarebbe pure abbandonate la medicalizzazione sulla base dello stesso buon senso che fa scrivere ai ricercatori che sostengono l'ipotesi genetica che "in particolari condizioni didattiche la difficoltà non si manifesta". Tutti gli sforzi anche in questo caso andrebbero concentrati sul miglioramento della didattica, diffondendo le buone pratiche come Montessori e De La Garanderie.  Su questo so che siamo d'accordo.

Ma la cosa che mi lascia di stucco, cara Xyz, è l'illogicità apparente del tuo ragionamento: mi scrivi, parafrasando il tuo messaggio, che negare che i DSA siano disturbi (cioè "tare" mentali), significa negare conseguentemente che questi bambini abbiamo delle difficoltà. Questo è un non sequitur clamoroso.

E non deriva dal fatto che ci siamo espressi male, né tu né io. Ne sono certo perché è una costante, è una obiezione che mi è già stata fatta, magari dopo aver appena detto che le difficoltà vanno gestite e trattate per non aggravare la situazione.... Ma l'interlocutore non sta ascoltando, altrimenti non sarebbero possibili repliche così illogiche!

Deve esserci qualcos'altro...

La mia ipotesi è che appena viene prospettata l'idea che i DSA non siano di origine organica e/o genetica, l'interlocutore smetta di ascoltare con la ragione e vengano attivati forti meccanismi emozionali. La rabbia (di cui tu spesso mi hai parlato), la frustrazione, l'allarme, prendono il sopravvento.

Mi sembra che anche solo ipotizzare che i DSA non siano una malattia produca:

1) una minaccia all'identità (se il DSA non esiste, un pezzo della mia identità o di quella di mio figlio viene messo in dubbio,
2) ansia per la possibile perdita dell'unico aiuto relativo alle difficoltà scolastiche che mi è stato offerto da una scuola impreparata (se i DSA non esistono non ho diritto ad essere aiutato io come genitore o come affetto da DSA - e tutto ricade sulle mie spalle. Devo fare da solo, mio figlio deve fare da solo.)

Riflettici Xyz. E fammi sapere che ne pensi.

Con cordialità,
Stefano Longagnani

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Lascio questa piccola traccia di me.
HO pensato se fosse giusto che ci fosse eho concluso che si , doveva esserci, in modo molto semplice.
NON sto qui a dimostrare torti o ragioni, origini o non origini, momenti di confronto che comunque sono serviti.
Dopo sei mesi quello che è stato è stato.
Non avrebbe nemmeno senso.
Spiego semplicemente quello che intendevo in quella frase.
Dire che i DSA non esistono è un messaggio da lasciare ambiguo,interpretabile e rischioso. Lo è perchè non ci si preoccupa di una cosa che si pensa inesistente, ma le difficoltà ci sono e spesso non sono divisibili.E la scuola non è in grado di affrontarla. Dare " carta bianca " presuppone una preparazione che , non prendiamoci in giro, non c'è quasi ovunque.
L'acronimo DSA non piace nemmeno a me, ma non ho mai pensato o voluto nemmeno per un momento che rimanesse intesa come una malattia per comodo.
logico?, illogico? Siamo tutti persone, ed ognuno percepisce e ragiona secondo una soggettività che è personale, è il MIO ragionamento.
poi certo che si che si innescano forti meccanismi emozionali, di cui non parlo, li lascio così, sospesi...

Bastava chiedere.

con amarezza la mamma xyz

Stefano Longagnani ha detto...

Continua l'illogicità: non ho mai sostenuto che i DSA non esistono, come tu scrivi (se ho capito bene il passaggio in cui scrivi: «Dire che i DSA non esistono... », il "dire" è riferito a me). Sostengo invece che chi sostiene che siano SICURAMENTE tutti di origine organica e/o genetica non ha un approccio scientifico. La scienza dice cose ben diverse.